Il
padre Gioacchino, agrimensore di professione ma acquarellista per diletto e la
madre Giuseppina d'Amico, preferiscono denunciarlo a Palermo il 2 Gennaio 1912,
in seguito a un contrasto con la città a causa delle loro idee liberali.1924 - 30
Già dal 1924, appena tredicenne, comincia a firmare e datare i propri
quadri. Sono piccole tavolette dove per lo più copia i paesaggisti siciliani
dell'ottocento. Tra queste vanno ricordate Golfo di Palermo (1925), dove usa
le venature del
legno
per raccontare le onde del mare. I suoi modelli sono comunque più vari,
i francesi come nel caso dell'Angelus di Millet (1926), realizzata su una tavolozza
che mantiene ancora la forma originale, e i pittori contemporanei di cui poteva
procurarsi le illustrazioni., come Carrà nel Pino marittimo (1929). In
questi anni dipinge anche dei ritratti come quello di Graziella e il Ritratto
del padre, il Cavalier Gioacchino Guttuso Fasulo (1930).
Negli anni seguenti comincia a frequentare l'atelier del pittore futurista Pippo
Rizzo e l'ambiente artistico palermitano.
Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva.
1931 - 33
Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d'Arte Italiana
a Roma e ha occasione di vedere dal
vivo
le opere dei più grandi artisti italiani che lo impressionano profondamente.
Una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, alla Galleria del Milione
nel 1932, suscita grande interesse nella società artistica milanese.
Per vivere a Roma esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di Perugia
e alla Galleria Borghese di Roma. In questo periodo ha modo di legarsi ad artisti
come Mario Mafai, Francesco Trombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Mirko
e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e già dalla scelta
dei suoi primi soggetti critici si delineano le sue scelte in favore di una
pittura impegnata. Il suo primo articolo su Picasso, scritto nel 1933, causa
l'intervento della censura fascista e la sospensione della collaborazione con
il giornale l'Ora di Palermo.
1934 - 36
Espone per la seconda volta a Milano, alla Galleria del Milione con il "Gruppo
dei 4" che aveva fondato a Palermo c
on
Giovanni Barbera, Nino Franchina e Lia Pasqualino Noto in aperta polemica con
il primitivismo di "Novecento", allora dominante. La mostra viene
recensita da Carrà, in quel momento il pittore più autorevole
che ci fosse in Italia.
A causa del servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione
di stringere grandi amicizie con artisti come Birolli, Sassu, Manzù,
Fontana con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore
Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, il filosofo Antonio Banfi, Raffaele
Carrieri, Edoardo Persico. Malgrado queste amicizie, che saranno fondamentali
per l'esperienza politica e culturale di Corrente, il periodo milanese è
contrassegnato da una profonda depressione testimoniata dalle poesie scritte
in quegli anni, causata probabilmente anche dalle durissime condizioni economiche
che lo opprimono nel capoluogo lombardo.
1937 - 39
Sono anni tra i più importanti della sua vita. Si trasferisce definitivamente
a Roma, i suoi studi, a cominciare da quello in piazza Melozzo da Forlì,
saranno spesso al centro di sue composizioni pittoriche e diverranno uno dei
centri intellettuali più vivaci ed interessanti della vita culturale
della capitale. In questi anni nasceranno le amicizie con Alberto
Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo determinante
nella sua adesione al partito comunista, nel quale si iscriverà nel 1940.
La sua prima personale a Roma viene presentata dallo scrittore Nino Savarese.
Sono gli anni delle straordinarie
nature morte, della Fucilazione in campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca),
della Fuga
dall'Etna, che riceverà il premio Bergamo, in quel momento il più
importante premio di pittura in Italia. Nella stesso anno conosce Mimise
Dotti che sarà sua compagna per tutta la vita.
Collabora come critico a Le Arti, Primato e Il Selvaggio, diretto da Mino Maccari
che dedica un intero numero ai suoi disegni (1939), proseguendo con impegno
e vigore l'attività di critico che durerà tutta la vita.
1940 - 44
Continua la straordinaria produzione artistica dipingendo nudi, paesaggi, nature
morte e realizza la Crocefissione
(1940-41), la sua opera più famosa ed uno dei quadri più significativi
del Novecento. Lui stesso chiarisce il significato dell'opera: "questo
è un tempo di guerra. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come
scena d'oggi. ... come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere,
supplizio per le loro idee". Il quadro, presentato al premio Bergamo nell'autunno
del 1942, dove riceverà il secondo premio, suscita un grande scandalo
e il Vaticano proibisce ai religiosi di guardare l'opera.
Nel 1940 al Teatro delle Arti
di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il suo esordio
nella scenografia musicale, firmando scene e costumi per l'Histoire du Soldat.
Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla resistenza
antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente testimonianza
artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri delle tipografie
clandestine intitolati Gott
mitt Uns .
1945 - 50
A Parigi con Pablo Picasso stringe una amicizia che durerà tutta la vita.
In
Italia assieme ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori,
il gallerista Cairola fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento
di artisti molto impegnato politicamente con l'obbiettivo di recuperare le esperienze
artistiche europee che a causa del fascismo erano poco conosciute in Italia.
Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana: picconieri
della pietra dell'Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni di contadini per
l'occupazione delle terre incolte.
Nel '47 trasferisce il suo studio a Villa Massimo. Nello stesso anno a Venezia
con le scene e i costumi
per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima assoluta per l'Italia, prosegue
la collaborazione con l'opera e con il coreografo Aurele Millos.
1950 - 56
Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace, nello
stesso anno tiene la sua prima personale a Londra.
A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per "Madre
Coraggio e i suoi figli" di Bertolt Brecht, in prima assoluta per l'Italia.
E' sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri, nel '52 con la
Battaglia di
Ponte dell'Ammiraglio, nel '54 con Boogie
Woogie, nel '56 con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattitti.
Sposa Mimise; Pablo Neruda, che gli ha dedicato una sentita poesia, sarà
testimone delle loro nozze.
1957 - 65
Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con scritti
di teoria e critica d'arte, prendendo posizione nel dibattito sul realismo.
Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra.
Lavora all'illustrazione della
Divina
Commedia che sarà pubblicata nel '61 da Mondadori. Elio Vittorini
scrive un'importante monografia sul pittore mentre l'amico Pasolini scriverà
un'introduzione per un suo libro di disegni.
A New York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un'importante mostra.
Il Museo Puskin di Mosca gli dedica un'importante retrospettiva nel '61.
Il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un'antologica di grande successo
che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux Arts di Charleroi mentre
nel '63 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata da Roberto
Longhi. Sempre a Parma, nello stesso anno, curerà scene e costumi per
il Macbeth di Verdi.
Nel '65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell'Edicola che lo
porterà a realizzare la sua unica grande scultura.
1965 - 71
Si trasferisce a Palazzo del Grillo dove continuerà ad abitare e lavorare
fino alla morte.
Nel '66 realizza il grande ciclo dell'Autobiografia, una serie di dipinti che
costituiranno il nucleo di importanti antologiche ospitate in vari museieuropei.
A questo ciclo Werner Haftmann
dedicherà un'importante monografia. Tra
quadri più belli e significativi Gioacchino
Guttuso Agrimensore (1966), omaggio al padre ritratto nell'erba dietro il
teodolite. Collabora alla
realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de Filippo, suo
grande amico.
Nel '71 riceve dall'Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e
gli sono dedicate due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei Normanni
con testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d'Art Moderne de
la Ville di Parigi.
1972 - 80
Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra
all'Accademia
delle arti di Mosca. Una grande mostra retrospettiva percorre l'Europa orientale
toccando Praga, Bucarest, Bratislava, Budapest.
Dipinge il grande quadro La
Vucciria (1974) che affida all'Università di Palermo e nel '76 dipinge
il Caffè
Greco (ora Collezione Ludwig di Colonia.)
Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l'Eneide di Virgilio nel 1980. Viene
eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca.
Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di opere, sue e di altri artisti,
che costituiranno la base per istituire a Bagheria la Galleria civica.
1981- 87
Giuliano Briganti scrive la presentazione per la sua mostra a Roma sul ciclo
delle Allegorie, della Malinconia e de
lla
Visita della Sera.
Il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una importante
mostra antologica nell'82, a cura di Maurizio Calvesi, Cesare Brandi e Vittorio
Rubiu.
Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in Egitto.
Vengono pubblicati, a cura di Enrico Crispolti, i primi tre volumi del catalogo
generale dei suoi dipinti.
Nel 1985 intraprende un'opera monumentale, affrescando l'intera volta ( più
di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di Messina,
rappresentando la leggenda del Cola Pesce.
Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo
che culmina nel quadro "Nella stenza le donne vanno e vengono...",
ultimo grande sforzo del pittore che resterà incompiuto.
Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando
alcune opere, tra le più importanti, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna
di Roma. Altre opere e una ricca raccolta documentale le ha già affidate
al museo che la sua città natale, Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo
Guttuso, che ha sede nella settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così
la più ampia collezione di opere, quadri, disegni e grafica dell'artista,
e nel giardino della Villa conserva la grande Arca funebre dedicatagli dal suo
amico Giacomo Manzù, dove egli riposa. Subito dopo la morte viene organizzata
dal Museo Guttuso di Bagheria, a cura di Maurizio Calvesi, con il contributo
dei più importanti critici italiani, la mostra "Dagli esordi al
Gott mitt Uns".
Dopo la sua morte, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso fonda gli Archivi
Guttuso, cui destina lo studio di Piazza del Grillo, e integra la collezione
del museo di Bagheria. Gli Archivi organizzano numerose mostre, tra queste due
antologiche del pittore, una in Germania nel '91 e l'altra nel '96 a Londra
e Ferrara; il completamento, in collaborazione con Enrico Crispolti, del Catalogo
Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso; e nel decennale della morte,
una grande mostra, incentrata sulla collaborazione tra Guttuso e il teatro musicale,
al teatro Massimo di Palermo. Infine curano, per la Rizzoli nel 1999, una completa,
monografia dedicata all'Artista.
Archivi Guttuso - p.zza del Grillo, 5 - 00184 - Roma - tel:fax 06/6788461